Manca una settimana all’inizio dei Mondiali e le radio già trasmettono in piena rotazione “Notti Magiche” di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. In realtà la canzone è di Giorgio Moroder, tra le altre cose autore delle colonne sonore di Flashdance, American Gigolò, Scarface e Top gun (con diversi Oscar portati a casa) ed è stata incisa dal Giorgio Moroder Project con il titolo originale di “To Be Number One”. Il pensiero di tutti gli italiani è rivolto alla partita di esordio degli azzurri, il 9 giugno all’Olimpico contro l’Austria, al dilemma sugli attaccanti titolari, Vialli e Carnevale, sullo spazio da concedere al golden boy del calcio italiano, Roberto Baggio, e sulla scelta di Vicini di portare come quinto attaccante, nella gerarchia delle punte davanti a Roberto Mancini, il palermitano Totò Schillaci. Che ha fatto bene nella Juve (15 gol a fine stagione) ma in serie A ha disputato solo una stagione.

Ma a Catania, nell’atmosfera sonnacchiosa di inizio giugno, quando la scuola ormai volge al termine e si è tutti in attesa delle vacanze estive (e del Mondiale, in questo caso), proprio quel venerdì 1 giugno prende il via la fase finale del campionato under 18 di pallavolo maschile. E’ una notizia. Primo perché in finale c’è una squadra catanese; secondo perché lo sforzo organizzativo non è affatto semplice vista la cronica assenza di impianti per giocarla, la pallavolo, in una città che mangia pane e volley in misura almeno corrispondente al calcio. Con la differenza che il Catania vivacchia in terza serie, prigioniero di una società, quella presieduta da Angelo Attaguile, famosa per gli annunci roboanti di inizio stagione rivelatisi buchi nell’acqua già a metà campionato; la Pallavolo Catania ha invece chiuso l’ennesimo onorevole campionato in serie A1, spinta dal duo argentino Kantor-Conte, anche se nubi di tempesta si addensano sul sodalizio catanese: il presidente Consoli ha detto chiaro e tondo che lui, ad andare avanti da solo, non ce l’ha fa più. O qualcuno lo aiuta o inizierà la smobilitazione. Che in parte è già iniziata: il duo argentino è stato ceduto a Modena per due miliardi di lire più il cartellino del centrale statunitense Doug Partie. Per il resto non si muove foglia.

In casa San Cristoforo, per fortuna, si è impegnati nello sforzo di mettere in moto e oliare una macchina organizzativa all’altezza dell’importanza dell’evento e del blasone delle squadre che arriveranno: Philips Modena, Petrarca Padova, Alpitour Cuneo, Falconara, la crema del volley nazionale, arriveranno sulle falde dell’Etna per giocarsi il titolo nazionale principale per il settore giovanile. Il presidente Gino Russo e il ds Piero Seminara si rimboccano le maniche e lavorano notte e giorno, risolvendo il problema principale dei campi da gioco con la disponibilità della palestra della scuola media di Cannizzaro, che farà da secondo campo dopo quel principale del Palazzetto. In ballo c’è non solo difendere il buon nome di Catania ma soprattutto creare la cornice giusta per una manifestazione che li vede protagonisti. Già, perché la Libertas San Cristoforo ospita la manifestazione non da vittima designata delle più forti e celebrate superpotenze della pallavolo nazionale, considerando un successo l’essere già arrivati sin lì. No: il gruppo allenato con pugno di ferro e metodi da reclutamento dei marines dal professore Italo Rapisarda può giocarsi le sue carte, da outsider, per la vittoria finale. Per lo scudetto. Il gruppo dei ’72 sui quali ha cominciato a lavorare cinque anni prima, insieme al secondo allenatore Manlio Elia, ha conosciuto anno dopo anno una crescita atletica, tecnica e tattica costante, frutto delle lunghe sedute di allenamento in palestra fatte di flessioni, ripetute e sfiancanti esercizi fisici e delle interminabili attese di prendere un pallone tra le mani per poi finire a palleggiare con i polsi legati contro un muro. Metodi duri, conditi da lunghi silenzi dopo le sconfitte e da sfuriate dentro lo spogliatoio che, o ti formano nel carattere e nella mentalità, o ti rispediscono a casa per sempre facendoti odiare questo sport. Nessuno del gruppo dei ’72 ha abbandonato e adesso sono lì, a giocarsi le proprie carte contro avversari che si chiamano Samuele Papi, classe ’73 già capitano del Falconara e di cui si dice essere uno dei più importanti prospetti della pallavolo italiana; Marcello Mescoli, alzatore delle Philips Modena; Davide Tovo (centrale), Marco Meoni (alzatore), Maurizio Vianello (schiacciatore e capitano) della Petrarca Padova, da tutti accreditato come la favorita per la conquista del titolo.

Ma i ragazzi della San Cristoforo non sono certo da meno: Davide Silvestri è uno dei migliori nel ruolo di ricettore, Alessandro Trimarchi è un posto 4 che già è capace di assolvere in pieno il ruolo del martello ricevitore, Peppe Bua e Diego Locanto al centro hanno messo in mostra delle qualità importanti, Jo Privitera nel ruolo di opposto ha già dimostrato di non aver paura di attaccare i palloni che scottano, e pesano, in un gruppo completato da Vito Barraco, Gabriele Corsale e Giuseppe Grasso. E poi, ci sono loro, i due grandi talenti di casa San Cristoforo: Piero Latella, centrale con un avvenire assicurato e, soprattutto, Alessandro Arena, talentuoso alzatore per il quale mezza serie A è già in fila davanti alla porta di Gino Russo per rilevare il cartellino. Dicono che la società che fa più sul serio sia il Gonzaga Milano, da poco entrato nell’orbita di Berlusconi e della polisportiva diretta dall’ex nazionale Fabio Capello. Proprio questi, a colloquio con Piero Seminara, avrebbe avanzato una offerta di trecento milioni di lire cash per assicurarsi le prestazioni di quello che tutti considerano essere il futuro palleggiatore della nazionale. Arena, così come Latella, è già nel giro della nazionale juniores allenata da Alexander Skiba, e nella fase finale conta di assicurarsi il ticket per volare in Polonia, in agosto, per gli Europei di categoria.

Le otto squadre qualificate alla fase finale sono divise in due gironi. La San Cristoforo è con Falconara, Arno Repico e Ostia. Fa filotto pieno con tre perentori 3-0 e vola direttamente in semifinale. Nell’altro girone stessa cosa fa il Petrarca: 3-0 all’Alpitour, 3-1 al Palermo e 3-0 al Modena. Nei quarti di finale Falconara supera Palermo e va ad incontrare Padova, Modena al tie break sul filo di lana ha ragione di Ostia e raggiunge i ragazzi di Rapisarda. La prima semifinale, giocata sabato 2 giugno, festa della Repubblica, vede Padova favorita su Modena, già sconfitta per 3-0 nel girone. Ma questa volta è tutta un’altra storia: i ragazzi di mister Schiavon dovranno faticare parecchio per superare i marchigiani guidati da un Samuele Papi inarrestabile, e ci riusciranno solo grazie alla prestazione monstre di Tovo e capitan Vianello. Tutta un’altra storia l’altra semifinale: la San Cristoforo gioca una pallavolo fantastica e in tre soli set porta a casa la semifinale, impartendo una vera e propria lezione ai canarini guidati da uno dei totem del volley nostrano, Adriano Guidetti. Il problema è che si fa male Latella: una distorsione alla caviglia che lo costringerà a saltare la finale. Arriva il momento di Peppe Bua.

La finale, domenica 3 giugno, si gioca dentro un Palazzetto stipato come in occasione della partita di campionato tra Pozzillo e Santal Parma perché questa è una grandissima occasione. Millecinquecento spettatori stipati sulle anguste gradinate dell’impianto, un caldo infernale e la banda di San Cristoforo che suona la carica, accompagnando le gesta di questi ragazzi che portano in alto il nome del quartiere, cuore pulsante di Catania, spesso e volentieri conosciuto per fatti di cronaca nera.

Lo sport, come la vita, risponde a logiche imperscrutabili che, a volte, ci lasciano di stucco davanti al disvelarsi di risultati molto distanti da quello che ci si poteva immaginare; altre volte, invece, sono il coronamento di un andamento regolare, il traguardo al quale approdano lunghe marce iniziate molti anni prima, partite da molto lontano. Perché alcune vittorie sono scritte nel mondo dei sogni ed aspettano solo che i protagonisti designati se le vadano a prendere. Così quella domenica pomeriggio: i ragazzi del professore Rapisarda schiantano letteralmente i patavini con un 3-0 (15-5, 15-4, 15-4) che non ammette repliche. Poi c’è il presidente Gino Russo innaffiato negli spogliatoi e l’allenatore portato in trionfo. A confermare, per l’ennesima volta, che non c’è durezza di allenamento, non c’è sofferenza fisica e mentale che non possa trovare risoluzione, e ristoro, nel dolce sapore di una vittoria.

Questo articolo a firma Luigi PulvirentiVice Presidente Messaggerie Volley, è stato pubblicato sulle pagine del quotidiano LA Sicilia nel 2014 per la rubrica “Le grandi sfide”.